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    5/15/2006

    Lo scheletro nell'armadietto

    E' perfettamente inutile illudersi. Le persone non sono discrete. La selezione naturale - come insegna il buon Darwin - alla fine, ha dato ragione alla specie dei curiosi. Perciò rassegnamoci. Anche perchè, in fin dei conti, siamo tutti dannatamente uguali. Ficcanaso cronici, nalla migliore delle ipotesi.
     
     
    E alzi la mano chi non si è mai lasciato coinvolgere da un gossip indiscreto. Indipendentemente dal fatto che riguardasse un qualche "vipparolo" di varia provenienza o quella sottospecie di Paris Hilton dei poveri che vive nell'appartamento a fianco. E si faccia avanti chi è sicuro - ma proprio sicuro! - di non essersi mai impicciato di qualche amenità che esulasse del tutto dalle proprie competenze.
     
     
    Che poi, diciamoci la verità. Non è che l'indiscrezione si presenta sempre e comunque sotto forma di portinaia o di paparazzo. Anzi. Quelle sono le categorie più innocue. Ci metto la mano sul fuoco.
     
     
    La verità è che il curioso D.O.C. non è quello che si fa notare per la sua invadenza. No. La minaccia alla privacy più insidiosa viene dal quotidiano. La più abile spia potrebbe essere proprio la vecchia zia che è passata a trovarti a Natale. O la fidanzata zebra del tuo migliore amico. O il nuovo commesso figo del supermercato.
     
     
    Un esempio. Avete presente "Come farsi lasciare in 10 giorni"? C'è una scena in cui viene smascherata una delle piccole manie in cui tutti, presto o tardi, inesorabilmente cadiamo. Nella sequenza incriminata, vediamo Kate Hudson che entra per la prima volta nel bagno del nuovo & ignaro boy. E cosa fa, tanto per cominciare? Che domande... apre il mobiletto vicino al lavandino (e ci fruga dentro, of course)!  
     
     
    Ed eccoci quindi alla questione cruciale. Ma quante cose interessanti si possono trovare negli armadietti dei bagni altrui? (Non voglio, e ripeto, NON VOGLIO leggere commenti pseudo-scandalizzati, del tipo: "Noooo! Ma io sono una persona perbene... non guardo nei cassetti altrui!" Quando si tratta di 'dare un'occhiata' per caso, non esistono persone perbene).
     
     
    Ed è qui che sfido tutti a confessare. Perchè è ovvio. Nel bagno, solitamente, ci si entra da soli. E si chiude la porta a doppia mandata. Chi può controllare i nostri movimenti, in questi idilliaci momenti? Nessuno, grazie al cielo. Neanche il padrone di casa. E, quando il suddetto padrone di casa ha il lavandino circondato da innumerevoli & ordinatissimi armadietti... beh, la tentazione di vedere cosa c'è dentro si fa sentire. Almeno un po'.
     
     
    Ci sono bagni che predispongono particolarmente a operazioni di spionaggio più o meno approfondite. E la colpa è del proprietario, non certo del visitatore curioso. 
     
     
    Il mio armadietto preferito, ad esempio, è quello del bagno di un mio amico. Per la precisione, quello dove sua madre tiene creme, profumi & prodottini vari. E il motivo è semplice. Quella donna non ha MAI un pelo fuori posto. MAI una doppia punta ribelle. MAI un foruncolo improvviso. MAI una ruga. E io sono convinta che il segreto di cotanta perfezione sia nascosto nell'armadietto del bagno. E allora DEVO frugare. E' più forte di me. Ecco tutto.
     
     
    Ovviamente, ci sono moltissimi altri armadietti interessanti. Come quello di mia zia. Mia zia usa delle acque di Colonia che non si trovano più da almeno vent'anni. Però lei le comprerà ben da qualche parte! Vorrei tanto sapere dove... 
     
     
    E poi, ricordo gli armadietti di quel pupazzo del mio ex. Erano pieni di Cleenex. Ne aveva sempre due scatole iniziate, tre di riserva e altre sei o sette immagazzinate nel ripiano più in alto. Sono passati un bel po' di anni dall'ultima volta che ho messo piede in quel bagno. Eppure ogni tanto mi balena in testa la domanda cruciale. Ma che cavolo ci fa, con tutti quei Cleenex? Li alleva?
     
     
    Quella Bridget Jones della mia amica, invece, colleziona bagnoschiuma di Sephora. Possibilmente al cioccolato o alla papaya. Poi, nel 90% dei casi non li usa. Perchè danno un odore strano, dice lei. In compenso, il suo armadietto del bagno è fantastico. Il paese dei balocchi. Giuro. 
     
     
    Mia cugina (una delle tante...) non ha nessun mobiletto. O meglio. Ce l'ha, ma non lo usa. Tiene tutti i trucchi in un portamatite traballante, vicino al lavandino. Quando vado a trovarla, passo delle mezz'ore in bagno. E' che, cercando di fare una stima delle sue ultime spesucce in profumeria... perdo la nozione del tempo!
     
     
    La più particolare, però, è la toilette della redazione del giornale in cui scrivo. In cui non c'è nessun armadietto, in realtà. Però c'è un'enorme quanto inutile vasca da bagno. E, fino a prova contraria, nessuno usa la vasca da bagno in orario d'ufficio. Una volta sono passata di lì per raccattare dei numeri arretrati che mi servivano. E la segretaria mi ha gentilmente spedita alla toilette, dicendomi di cercare nello scaffale lungo la parete. Scaffale?!?! Non mi ricordavo di uno scaffale lungo la parete della toilette della redazione... e infatti. Lo scaffale c'era. Un bell'Ikea nuovo di zecca. Montato DENTRO l'enorme quanto inutile vasca da bagno. Con tutto l'archivio dei numeri arretrati, in perfetto ordine!
     
     
    ... quando si dice che uno ha il famigerato scheletro nell'armadietto! 
    5/5/2006

    Come essere sicura di restare zitella

    Non è umanamente possibile. Una girl di buona famiglia turinèisa non può neanche più andare a mangiare una crèpe in santa pace. Senza che giunga la solita zebra a rovinarle l'idilliaco momento. Cercando di soffiarle il lì presente fidanzato. Tanto per fare un esempio.


    Ora. Non voglio passare per quella che non sono. Cioè per una gelosa patologica (nonsonogelosanonsonogelosaaa!). Però. Tutti sanno che riesco sempre a trovare una nemica. Ovunque. Se poi la prima squinzia che passa si mette anche a lumacheggiare col MIO boy. Al MIO cospetto, per giunta. Beh, allora la sua brava Denominazione-di-Origine-Controllata™ se la merita proprio tutta. Zebra D.O.C.. Con zoccoli, strisce & tutto il resto!


    Sanissimo week-end al mare. Peraltro ampiamente disapprovato dal mio capo (Che è il primo di maggio. E che il primo di maggio si lavora. Eccheccavolo!). A un certo punto, decido che mi è venuta fame. Di crèpe alla Nutella. Per essere precisa.


    Conscio della metamorfosi che il mio carattere subisce quando decido che HO FAME, il boy si convince che è cosa iusta et pia procurare immediatamente del cibo. Perchè sarà anche vero che le mie abitudini alimentari sono alquanto particolari. Ma è anche assodato che, sulle mie abitudini alimentari, non si discute. Punto.


    Poco dopo. Comodamente seduta al mio tavolino, sono impegnatissima ad addentare l'abbontante & burroso cibo. Il boy, nel frattempo, disegna l'Incredibile Hulk su una tovaglietta di carta. E' infatti sua abitudine omaggiare di un disegno-fumetto tutti i ristoratori che riescono a farmi stare zitta. Per qualche minuto, almeno.


    Improvvisamente, un fastidioso ronzìo. Che si trasforma presto in una specie di discorso.


    "NON CAPISCO PERCHE', MA CON GLI UOMINI E' SEMPRE LA STESSA STORIAAA!"

    (Certo, fanciulla del tavolo dietro. Ti abbiamo sentita forte & chiaro - soprattutto "forte". Tutto il locale ti ha sentita.)

    "COSACOSACOSAAAA?"

    (Ok. Ora abbiamo percepito anche la presenza delle tue amichette. E non è divertente.)

    "MASSI'! CHE TUTTE LE VOLTE CHE MI PIACE UNO, E FINALMENTE - DOPO MESI - A VOLTE MI SALUTA PERFINO..."

    (Ora ti abbiamo anche vista in faccia. E abbiamo capito un sacco di cose. Ripeto. Un sacco.)

    "SISISI', DAI, RACCONTAAAA!!!"

    (Passatemi una ciabatta, please. Che devo sopprimere le amichette.)

    "BEH... VA SEMPRE A FINIRE CHE LUI SI SPOSA UN'ALTRA. E IMPROVVISAMENTE SMETTE DI SALUTARMIIII!!!"

    (Ma và?!?! Muahahahah!!!!!)

    "MA NOOO! MA DAIIII!!!!"

    (Cielo. Le amichette. Ancora loro. Dov'è l'interruttore, così le spengo?)

    "E' CHE SONO PROPRIO INFAMI, GLI UOMINI..."

    (Se lo dici tu... per carità!)


    Io alzo gli occhi dalla crèpe. Il boy alza gli occhi dall'Incredibile Hulk. Ci guardiamo. Emettiamo una specie di sghignazzo. E decidiamo che è ora di andare a saldare il conto.


    Il boy paga la sua parte, e consegna al simpatico ristoratore l'Incredibile Hulk. Il ristoratore, tutto felice, gli chiede di segnare a lato l'indirizzo del suo blog. Il boy prende una penna. Si appoggia su un tavolino. E si appresta a scrivere.


    Io mi metto a frugare in borsa. Trovo il portafoglio e tiro fuori un po' di euro. Ma appena mi volto....

    TRADIMENTO!

    La tizia orrida del tavolo dietro, in compagnia delle sue tre amichette, sta assediando il MIO boy! (Per la serie. "Uaoooo! L'Incredibile Hulk! Ma cosa fai, il designer????"). ZEBRE!


    Mentre il boy mi lancia inequivocabili occhiate da mayday, io mi avvicino con la tipica finta faccia giuliva. Ma sbattendo i tacchi sul pavimento. Improvvisamente, le zebre si accorgono che gli stiletti possono fare molto male. Le fidanzate incavolate pure. E sciamano silenziosamente verso la cassa. Mentre io canto vittoria.


    Ecco. Credo che adesso tutte abbiano capito esattamente quello che devono fare. Per essere sicure di restare zitelle.
    12/14/2005

    Giornalisti al telefono. (*&%$§*!!!!!!!)

    Se pensate che camionisti e scaricatori di porto siano campioni imbattibili nell'arte sublime del turpiloquio. Beh, mi spiace dirvelo, ma siete "antichi". O, quantomeno, scarsamente informati. O, più semplicemente, non avete mai frequentato giornalisti.
     
     
    Il giornalista "tipo" riceve in media una telefonata ogni 10 minuti (a volte anche di più). E non importa che sia in orario lavorativo o meno. Il "potere" di un giornalista è direttamente proporzionale alla quantità di chiamate che riceve.
     
    (Io ne ricevo mediamente due al giorno. Per l'appunto. E non di lavoro, solitamente - mamma, nonna, zia, fidanzato, ecc. Ma questa è un'altra storia. Quindi sorvoliamo, please!). 
     
    E il giornalista "tipo", nel 90% dei casi, è dotato di un'indole nervosetta. Non è che ci nasce, con l'indole nervosetta. La sviluppa nel corso degli anni. Probabilmente a causa del telefono che squilla continuamente.  
     
     
    Lo so. Quando avrò sviluppato anche io il suddetto nervùs, mi guarderò bene dall'intraprendere discorsi di questo genere. Meglio sviscerare l'argomento ora, finchè sono in tempo. Quindi. 
     
     
    Il punto è che nessuno manda tanti insulti telefonici quanti ne invia - con estrema nonchalace - un giornalista. Neanche il famigerato marmocchio dipettoso che chiama numeri a caso, stile Bart Simpson. Neanche Leone di Lernia. Neanche i creditori. Neanche il mio ineffabile vicino di casa. Nessuno.
     
     
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    Ora, non stiamo a parlare del mio capo, come al solito. Che poi gli fischiano le orecchie, pover'uomo. Ma prendiamo la condirettoira a lui abbinata. Simpatica. Socievole. Elegante. Una donna di classe. MA. Quando squilla il telefono si trasforma. Come il Dottor Jeckyll & Mister Hyde. Agguanta una sigaretta, incurante del severo cartello di divieto sopra la sua testa (su cui troneggia il suo nome, quale punitirce di ignari fumatori "da ufficio"). E poi, messo momentaneamente da parte il registro linguistico da lady, comincia a interloquire "vivacemente" con la persona all'altro capo del filo. Un *!%&§* ogni 2 parole. Giuro sul mio gatto che è la verità. Pura e semplice. 
     
     
    Altra scena tipica. A una qualsiasi conferenza stampa. Dopo che il caffè, gentilmente offerto dagli organizzatori, ha sortito il suo diuretico effetto. Mi avvio verso la toilette, cercando di zampettare sui tacchi alti il più velocemente possibile. Apro la porta che dà sul "salottino lavandini". Dopo essere stata inondata da una salubre ventata di nicotina, intravedo una persona in mezzo alla nuvola di fumo grigio. Cellulare attaccato all'orecchio, e dalla bocca un fiume di improperi che si riversa su chissà chi. A quel punto, non so mai bene cosa fare. O rinuncio - con somma sofferenza - alla mia piccola "gita". O, con cautela, striscio contro le pareti cercando a tentoni la maniglia.
     
     
    Il caso più eclatante, però, è quello di due giorni fa. Dovevo vedere un tizio, per sbrigare una pratica di vitale importanza. Il tizio in questione è un supergiornalista, di cui non faccio il nome (si dice il peccato, ma non il peccatore...). Un tizio la cui sola presenza è in grado di far sentire un pirla chiunque - figuriamoci la sottoscritta! Un tizio elegante, quasi cortese, tutto sommato. Sarò stata lì... venti minuti? Beh, ora potrei riconoscerlo ad occhi chiusi. Purchè gli squilli il telefono. Perchè la suoneria con gli usignoli non l'avevo ancora sentita!
     
     
    Se la suoneria di un cellulare esprime qualcosa a proprosito del suo possessore, questa la dice proprio lunga. Il supergiornalista non sopporta più il proprio telefono, e vorrebbe trasformarlo in una cocorita. Quando stavo per andare via, il supergiornalista mi ha salutata con metà bocca. Con l'altra metà, mandava a stendere qualcuno che gli stava telefonando. Proprio come l'imitatore di Galeazzi!
     
    11/22/2005

    Fenomenologia della "Vecchietta da Pullman". Ovvero, perchè trovare i difetti alle altre.

    Non so proprio rinunciare al vizio squisitamente femminile di spiare le altre di sottecchi. Per carpirne i difetti, of course! E' una delle attività più costruttive che esistano. Il metodo più attendibile per sapere esattamente, in ogni momento, tutte le cadute di stile che è meglio evitare.
     
     
    Detta così, forse, sembra una cosa un po' maniacale. E sono sicura che, in una certa misura, lo sia. Ma devo ancora trovare la sacrosanta tizia che non sia affetta da questa sindrome. E non credo che sia un'impresa facile. Disattivare quello scanner maligno di cui madre natura ci ha dotate, in alcuni casi, è praticamente impossibile. 
     
     
    Come non notare - ad esempio - la gentile signorina che sta sfoggiando gli stivali di gomma a margheritone, sull'altro lato della strada?
     
    O la sciùra che sta uscendo dal supermercato carica di sacchetti, e con figlia urlante al seguito (è che voleva assolutamente l'uovo di Pasqua delle Bratz, santo cielo!)?
     
    O la tua nuova e insopportabile "capa", a cui spunta una calza smagliata da sotto la gonna (proprio mentre sta andando a una riunione di vitale importanza, tiè!)?
     
    O la solita compagna di corso inopportuna, che arriva a lezione sempre munita di bag Louis Vuitton a ciliege rosse (abbinata a scarpette superpuntute fuxia, questo è il problema!)?
     
    O la squinzia pseudo-fighetta, che sta raccontando al benzinaio le sue ultime fiammanti avventure con un presunto Brad Pitt "dei poveri" (mentre tu sei lì dietro, che aspetti da mezz'ora di fare il pieno)?
     
     
    Insomma. Ci sono fenomeni che fanno immediatamente decollare il livello di attenzione. E allora, diventa assolutamente necessario spiare, ricordare e non ripetere. Facile, no?
     
     
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    La maggior parte delle volte, tale attività "spiativa" avviene in modo semplice e naturale. Esattamente come descritto qui sopra. Ma si può benissimo decidere di concentrare la propria attenzione esclusivamente sulle "altre" di una categoria ben precisa. Deliberatamente. 
     
     
    Ieri pomeriggio ho dovuto - mio malgrado - percorrere un lungo tragitto in pullman. Durante l'ora di punta, ovviamente. Gente che saliva, gente che scendeva, gente che litigava per il posto o che inveiva contro il povero autista... insomma, un bel campionario umano.
     
     
    A un certo punto, per fortuna, sono riuscita a raggiungere il sedile in fondo a sinistra. Quello in cui molte persone, per qualche oscuro e imperscrutabile motivo, non si vogliono mai sedere. In realtà, il sedile in fondo a sinistra è una delle mie postazioni preferite: si sta un po' rialzati, e si può "controllare" tutto lo spazio circostante. Con una sola occhiata.
     
     
    Ed è così che, mentre stavo tranquillamente appollaiata al mio posto, ho deciso che il mio obiettivo di osservazione sarebbero state le signore "over 60". Alla ricerca di tutti quei comportamenti che denotanssero un temperamento ansioso e vagamente apprensivo.
     
     La tipologia più comune è la "nonna circospetta". Quella che è disposta a rotolare per terra, pur di non mollare la borsetta. Quella che vede signori dall'aria sospetta ovunque. Che nasconde la pensione non si sa bene dove. Spesso questa categoria è anche affetta da una strana forma di asocialità: evita accuratamente di sedersi nei posti "doppi". Specie se verrebbe a trovarsi di fianco a un estraneo. Chè sul tranvai è pieno di delinquenti, nèèèè!
     
     Poi ci sono quelle che girano sempre in coppia. Le famigerate "nonne ospedaliere". Il loro passatempo preferito? Parlare dei loro malanni. O di quelli del povero marito. Possibilmente ad alta voce, per la gioia di tutti i passeggeri. "E' che sai, Wanda, sono un po' dura d'orecchiiiii!!!!!!!".
     
     Le più temibili, però, sono le "nonne sedia". Quelle che vogliono sedersi a tutti i costi. Il passeggero comune può avere tutte le buone intenzioni del mondo. Compresa quella di cedere il posto all'anziana signora. Ma non c'è niente da fare. Lei inizierà la sua sequela di maledizioni molto prima che il malcapitato faccia in tempo a sollevare il sedere.
       
     E non bisogna dimenticare le "nonne smorfiose". Quelle che quando vedono un marmocchio cominciano a fargli le facce strane dicendo: "Bel topinooooo!!!!! Guruguruguruuuuuuu!!!!". E il suddetto infante si mette a piangere. E la vecchina, a quel punto, si rivolge alla madre (o alla baby-sitter di turno):"Ma lei è proprio degenere, sa? Non vede come piange il bambino?".
     
     Le più pericolose sono le "nonne frettolose". Appena si aprono le porte, loro si precipitano sul mezzo. Senza lasciar scendere nessuno. Travolgono tutto ciò che si pone tra loro e la macchinetta per bollare il biglietto. Perchè il biglietto è la loro priorità. Mica possono farsi cogliere impreparate dal controllore... sarebbe una vergogna! Chè loro le hanno sempre pagate le tasse, nè!!! Inoltre si ostinano a pigiare sul bottone della richiesta di fermata. Anche se il suddetto bottone è già stato schiacciato trenta secondi prima. Pigiano, pigiano, e niente. Allora tirano le dovute conclusioni. Che non è possibile! Che questi mezzi pubblici sono tutti rotti! Che non c'è più rispetto per nessuno, nèèèè!
     
     Le più simpatiche, però, sono quelle che prendono il pullman col marito. E comandano a bacchetta. Le "nonne sergente". "Alviseeee! Sali rapido, sù! Alviseeeee! Siediti che sennò ti si svita la rotula! Alviseeeee! La pianti di fare quella faccia da ebete? Alviseeeeee! Alzati che si scende! Alviseeeeeeeeee!!!!!!!!".
     
     
     
    Anche le "vecchiette da pullman", però, sono donne. Quindi, a loro volta, ti spieranno. E tu non potrai fare a meno di diventare argomento dei loro discorsi. Quando andranno a giocare a canasta con le amiche, ecco che cominceranno a fischiarti le orecchie.
     
     
    Immagini tratte da www.imagebank.com
     
     
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    Ricordo a tutti i visitatori non iscritti a MSN che, se vogliono, possono lasciare i loro commenti nel guestbook. Il link per accedervi è nel menù dei contatti, sotto la mia foto.
     
    11/15/2005

    My English teacher is very ugly. Full stop.

    In un assolato pomeriggio di agosto, mi aggiravo a piedi per la savana. Non ero da sola, of course! In Africa, le brave ragazze non vagano mai senza una meta.
     
     
    Ok, ricomincio da capo. Eravamo in quattro. Il metodico Mo, mia sorella Puzza, Dominic - the Big Black African Rafiki - e la sottoscritta. Dominic stava facendo un discorso serio e istruttivo, a proposito del ruolo dell'inglese nel sistema educativo dell'East Africa. Impegnativo. Molto impegnativo.
     
     
    Quando Dominic si addentrava in cotali discussioni, mi stupivo di quanto cervello trasudasse dalle sue parole. A parte quella volta in cui mi aveva spiegato come calcolare il valore in mucche di una ragazza. E quella in cui aveva cercato di convincermi che di notte, nella savana, si aggirano gli spiriti degli antenati. Sosteneva di averli visti coi suoi stessi occhi. Nientemeno.
     
     
    Non so come sia accaduto. Il fatto è che, all'improvviso, ho iniziato a declamare - non senza sommo sghignazzo - gli imprescindibili motivi per cui l'italiano medio si rifiuta di imparare decentemente l'inglese. Per fortuna, il mio gentile pubblico era dotato di un ferrato senso dell'umorismo.
     
     
    La mia teoria, infatti, si basa sul presupposto che il sistema scolastico italiano abbia una gravissima carenza (fosse solo questa, poi...). Detto in parole povere, una buona percentuale delle insegnati di inglese che ci propinano fin dalla più tenera età è costituita da donne che definire orrende è troppo poco. Full Stop.
     
     
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    Esempio numero uno. Al secondo mese della prima elementare. Avevo appena imparato a mettere due sillabe una dietro l'altra. Una mattina arriva la maestra. "Bambiniiiii! - strilla - vi presento la vostra insegnante di inglese". In quel preciso momento, tutti abbiamo istantaneamente imparato la sublime arte del prendere per il c**o i prof. Avevamo ben 6 anni a testa. Una marmaglia di 33 finti innocenti. Mary Terese, la leggiadra teacher, aveva un "leggero" accento astigiano. Tragicamente indipendente dall'idioma usato. Diceva di essere così assuefatta alla lingua britannica da pensare in English e tradurre simultaneamente in Italian. Salvo poi sputacchiare sulle prime quattro file ogni volta che proferiva parola. Una volta, all'inizio della lezione, una bambinetta ha perfino indossato l'impermeabile di Puccy. Diceva di avere freddo.
     
     
    Esempio numero due. La suora di inglese delle medie. Mio fratello l'ha ereditata da me, e mia sorella l'ha ereditata da mio fratello. Poi abbiamo deciso di farla finita con le scuole delle suore. Bene. Questa, più invecchiava e più peggiorava. Con me era normale, col Mo era quasi normale, con la Puzza era quantomeno anomala. Se vedeva un gianduiotto spuntare all'improvviso, diffidava tutti dall'avvicinarsi. Perchè il gianduiotto è un alimento molto peccaminoso. E i peccati di gola mandano all'inferno. Cielo. Meglio non addentrarsi in altri tipi di peccato, allora!
     
     
    Esempio numero tre. Rimembranze dai tempi del ginnasio. E del miglior professore di inglese (buonanima!) che io abbia mai avuto. Aveva solo due piccole ossessioni. Iniziava col programma solo dopo essersi assicurato che la nostra calligrafia fosse perfetta. E aveva un quaderno nero, in cui segnava scrupolosamente tutti i difetti di ogni singolo banco. Da sopra, da sotto, da sinistra e da destra. Chi avesse trovato un segno anomalo, avrebbe dovuto tempestivamente segnalare l'interessante scoperta. Prima che
    qualcun altro...
     
     
    Esempio numero quattro. Questa è la più terribile. La prof. del liceo del Mo. Il terrore fatto persona. Avrà elargito ben tre sufficienze in tre anni. Un giorno ha perfino deciso di cambiare pettinatura: ha optato per un viola prugna, con taglio a forma di prugna. Da quel momento, guarda caso, hanno cominciato a chiamarla Prugna. Prugna Arcigna, the English teacher. Urgh!   
     
     
    Esempio numero cinque. Una tizia delle ripetizioni che è capitata nella carriera scolastica del fratellame. Era semplicemente brutta. Anzi, bruttissima. Specie quando era ora di "saldare il conto". E con questo, non c'è altro da aggiungere.
     
     
    Esempio numero sei. La prof. del liceo del mio boy. Pare fosse bellissima. E anche simpatica. Una bond girl, insomma. E tanto basta a rendermela odiosa. Ci mancherebbe altro!
     
     
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    Potrei anche rincarare la dose. Potrei. Però domani mattina ho un esame di Inglese. E non vorrei mai che la prof. (che mi riservo di aggiungere successivamente all'elenco qui sopra), invece di dormire, scoprisse all'improvviso l'esistenza del mio blog. Sarebbe un disastro!!!
     
     
    Comunque, come al solito, non voglio essere troppo acida.
    Anche le prof. di Inglese hanno un cuore. In fondo.
    11/2/2005

    Domande pirandelliane a proposito di "Desperate Housewives"

    Ognuno di noi, in fondo, è uno, nessuno e centomila. Dipende dalla prospettiva da cui si guarda. E da chi sta guardando, of course. E, prima o dopo, la curiosità di sapere chi siamo per gli altri si fa sentire. Basta che un elemento apparentemente innocuo e insignificante si insinui nelle nostre vite... tac, ecco che scattano le domande.
     
     
    Alzi la mano chi non si è mai avventurato in una impresa di questo genere. Sfido chiunque a non aver mai tediato il prossimo con domande della serie: "Ma, secondo te, se fossi un animale/colore/musica/personaggio di un film/eccetera eccetera, chi sarei?".
     
     
    Bene. Il mio ponte di Halloween è trasocorso all'insegna del "Se fossi una desperate housewife, chi sarei?". La "scimmia" del fantasma del buon Pirandello ha colpito di nuovo. E, accompagnandosi alla mia inclinazione squisitamente giornalistica di produrre indagini con metodi quantomeno discutibili... ha raggiunto risultati che definire "inquietanti" è poco. 
     
     
    "Chi è causa del suo mal, pianga se stesso", così recita il proverbio. La mia insana curiosità è stata sufficientemente ripagata. Infatti, secondo la modesta opinione di coloro che mi vivono attorno, la sottoscritta riponde pienamente al profilo di Lynette Scavo. Quella piena di incombenze e di figli. AHHHHHHH!!!!!!!!
     
     
    Ok. Calma. E' vero, i miei impegni sembrano uscire dalla borsa di Mary Poppins. O dal Pozzo di San Patrizio. O dal Vaso di Pandora. O dallo slippone di Eta Beta. O da quello che volete. 
     
     
    Ma, fino a prova contraria, di figli non ne ho. E non ho intenzione di produrne - almeno per il momento... E il mio guardaroba è momentaneamente sfornito di camicioni a righe bianche e blu. Allora non posso essere come la "casalinga maligna" Lynette. La logica non mente mai. Me l'ha detto il prof. di filosofia al liceo. Fino a quando non sia evidente il contrario, ovviamente.
     
     
    Respiro di sollievo momentaneo. Fiuuuu! Fino a quando non sia evidente il contrario.
     
     
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    Sera di Halloween, ora di cena. Con me ci sono Fab, mia sorella e un altro nostro amico. Dopo aver guidato fino alla casa del mare, attivato gli interruttori di corrente, gas, acqua e quant'altro, sistemato i bagagli, invitato i gentili ospiti ad accendere la ventola prima di andare in bagno, e altre varie ed eventuali. Dopo un rapido brainstorming sul "cosa si mangia stasera". Dopo aver tentato di fare la spesa in modo razionale (eh sì, in questo il mio boy è molto più bravo di me).
     
     
    Ecco giunto il momento di cucinare qualcosa. Cercando di evitare che il suddetto cibo provochi la formazione di demoni negli stomaci e negli intestini dei commensali. 
     
     
    Metto a bollire l'acqua per gli spaghetti, litigo un po' con il sacchetto del pollo allo spiedo, e ordino agli uomini presenti di essere un minimo cavalieri e pelare le patate. Siccome l'idea di una succulenta padellata di patate fritte ha già stimolato la loro salivazione, i due si affrettano a portare a termine l'oneroso compito. Parlando di fumetti e di giochi di ruolo.
     
     
    "Eheh - penso soddisfatta - li ho disattivati per un po'". I due hanno fame, e apparecchiano persino la tavola. Anche se si ostinano a fare domande inopportune ogni tre secondi netti: "Giiiis! Dove sono i piatti? Giiiis! Dove sono i bicchieri? Giiis! Non ci sono più tovaglioli, possibile? Giiis! Ho bisogno di un piede di porco per aprire un cassetto che si è bloccato! Giiiiiiiis!!!". Sgrunt. Già sono una scarpa, in cucina. Se continuano a distrarmi sono sicura che accadrà una qualche calamità fornellosa.
     
     
    Finalmente si mangia. O meglio, tutti si nutrono tranquillamente. Mentre io percorro ostinatamente il tragitto tavola-cucina/cucina-tavola. Mi sembra di essere afflitta da uno strano disturbo ossessivo-compulsivo. Le patate vanno fritte un po' alla volta. E ne hanno pelato un chilo e mezzo!
     
     
    Arrivata alla quarta padella, non ce la faccio più. "Gente, ma poi pensate che mi metto il costume da strega, guido fino alla discoteca del paese vicino e mi scateno in pista fino a domani mattina? Qualche idea più tranquilla no?". Mugugnano tra i denti che è Halloween. Ed ecco la mia risposta: "Se non fate i bravi chiamo la signora Van De Camp!". 
     
     
    Minaccia che aveva pronunciato cinque minuti prima la fantomatica Lynette, chiusa nello schermo della televisione. Tutti ridono, e decidono che forse ho ragione.
     
     
    Mezz'ora dopo, finalmente, mi godo una sacrosanta birra. Stravaccata sulla poltrona spugnosa del solito pub. Esattamente in jeans e camicia. Ok, probabilmente gli elementi che mi accomunano a Lynette Scavo sono aumentati esponenzialmente in poche ore. Missione compiuta, però. E con somma soddisfazione.
     
     
        
     
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    Con questo post, inauguro la nuova sezione Filosofia "della domenica". Un angolo in cui si parla delle piccole nevrosi che caratterizzano la nostra quotidianità... riflessioni accompagnate da alcune "chicche" tratte dalla mia esperienza, ovviamente.
     
     
    Quindi invito tutti a rispondere, esponendo la propria opinione. E raccontando le proprie esperienze in proposito. Buon divertimento!        
    10/26/2005

    C’è sempre una nemica…

    Non voglio dire che l’amicizia tra donne non esiste. Non sono così estremista. Però di una cosa sono sicura: una ragazza, dovunque vada, troverà sempre una nemica. E’ fisiologico. Non può accadere diversamente.
     
     
    Questo è un assioma inconfutabile. Una delle grandi certezze della vita. In qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo, ci sarà sempre una parente inopportuna. O una collega “abrasiva”. O una commessa insopportabile. O un’orribile ex del tuo lui. O, più semplicemente, una perfetta sconosciuta la cui vista genera nella tua mente i pensieri più abietti.
     
     
    La mia ultima “nemica” rientra esattamente in quest’ultima tipologia. Qualche giorno fa ero a una cena mondana e vagamente elegante. Avevo appena sistemato la mia adorata baguette ricamata e luccicosa sullo schienale della sedia. Mi ero assicurata che, di fianco a me, ci fosse un posto per il mio cravattosissimo boy. Mi ero seduta. E stavo sorseggiando un ottimo bicchiere di vino bianco.
     
     
    Poi è arrivata questa tizia. Non ho la più pallida idea di chi fosse o di come si chiamasse. Una specie di Bree Van de Camp in maglia animalier. Con tanto di plastico fidanzato al seguito. Sempre a distanza di sicurezza, però. Ho tirato una gomitata nelle costole a Fab: “E’ arrivata la zebra – insinuo acida – l’hai vista?”.
     
     
    Lui ha iniziato a sghignazzare:“Lo sapevo, Micha. Tu non puoi vivere senza una nemica!”. Esatto boy. Tu sì che mi capisci al volo. Era una cosa più forte di me. Mangiavo un boccone, bevevo un sorso e lanciavo una frecciata. E il buon Fab rideva. Lo adoro quando fa così…
     
     
    La zebra si è seduta poco distante da me. Ha appeso la sua baguette rigorosamente nera allo schienale della sedia. Ha sistemato il plastico fidanzato di fronte a sé (sempre a distanza di sicurezza, ovviamente). E si è fatta versare nel bicchiere due – dico DUE! – gocce di vino. Parlava gesticolando col plastico. Di argomenti inutili, ovviamente. Ad esempio, quale è il comportamento più corretto da tenere a una cena. Lui rispondeva a monosillabi (e dubito che fosse capace di fare altrimenti).
     
     
    Lei masticava portandosi il tovagliolo davanti al musetto. Cercava di evitare di far rumore. E teneva i gomiti rigorosamente fuori dal tavolo. Cielo! Una “galateo addict”! E zebra, per giunta!
     
     
    Ovviamente, per tutta la serata ha impedito al plastico fidanzato di avvicinarsi, eccetto che per porgerle il braccio. Salvo poi fare la civetta e ridere come una pollastrella con i due tizi ai suoi lati. Uno indubbiamente ricco. L’altro non so, ma sono certa che lei riteneva avesse qualche altra dote nascosta. Glielo leggevo sul mus… pardon, in faccia!
     
    dedicato con simpatia a tutte le “zebre” del mondo
     
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