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6/10/2006 "Zebre" si nasce...Ora. Non è che voglio fare quella che ripete sempre le stesse cose. Che le minestre riscaldate non piacciono a nessuno. Il fatto è che l'ho vista di nuovo. La "zebra", intendo. Quella che ha dato origine al mito, al tormentone e a tutto il resto.
Ero di nuovo a una cena pseudomondana. Di questi tempi le cene pseudomondane si sprecano, a quanto pare. Ero ormai arrivata al dolce, quando mi sono accorta della sua presenza. Non poteva assolutamente fare a meno di zampettare da un capo all'altro della sala. Seguita dal plastico fidanzato cavalier servente.
Vestita esattamente come la volta precedente. Con la stessa maglia animalier, lo stesso pantalone, le stesse scarpe. E perfino la stessa anitpatica borsetta. (Ma non era sconveniente andare alle cene pseudomondane abbigliate sempre allo stesso modo? Mah, se non lo sa lei...)
Purtroppo non era seduta al mio tavolo. Non avete idea di quanto mi sarebbe piaciuto origliare di nuovo i suoi discorsi!
Tale idilliaco incontro mi ha riportato alla mente alcune vicende della mia infanzia. Di quelle che - come il buon vecchio Freud teorizzò a suo tempo - una volta cresciuti, si rimuovono. Di quelle che restano lì, sepolte nelle pieghe dell'inconscio, per decenni. E poi, all'improvviso, tac. Rispuntano, non si sa bene come.
La mia prima vera nemica. Quella delle elementari. Ecco. E io, illusa, che credevo di essermene sbarazzata per sempre! La chiamerò Titty. Non per motivi di privacy, ci mancherebbe altro. Solo perchè pronunciare il suo vero nome mi provoca effetti inconsulti.
Al terzo giorno della prima elementare l'avevo già inquadrata. Ero una mostriciattola tappa di un metro e dieci, ma il mio scanner naturale era già moooolto sviluppato. L'istinto di sopravvivenza è l'istinto di sopravvivenza. Anche (e soprattutto!) a sei anni.
Titty era altissima (io... ehm, lasciamo stare!). Titty era sempre abbronzata (io, invece, sono sempre stata la classica mozzarella nordica). Titty era velocissima (io ci mettevo mezz'ora anche per divorare il Kinder quotidiano). Titty prendeva sempre 10 (specialmente quando io prendevo 9 e tre quarti). Titty giocava a palla prigioniera meglio dei maschi (io, semplicemente, avrei abolito qualsiasi gioco dove ci fosse una palla).
... e avrei dovuto stare lì, buona & tranquilla?!?!? Ma neanche per sogno! Per fortuna eravamo entrambe troppo giovani per rubarci i fidanzati a vicenda. Però, la tentazione di spremere "casualmente" un tubetto di tempera marrone a 2 millimetri dalla sua manica... immaginate che soddisfazione! 5/24/2006 La fiera del surrealeConfesso che, in questo momento, aggiornare il blog dovrebbe essere l'ultima delle mie priorità. Con il chapter one della tesi da terminare inderogabilmente per venerdì, gli articoli da "cucinare" e un copione teatrale da ristudiare per la trecentesima volta (eh sì... mi sia concesso almeno questo svago!). Tutto lì. In sospeso. Sulla mia testa. Come il supplizio di Tantalo.
Però non posso fare a meno di ragguagliare tutti sugli ultimi, improbabili - nonchè MIEI - fatti. Cinque minuti. Poi torno ai miei paper accademici (perdonatemi, please, se latito in questi giorni... avrò tempo per rimediare dopo).
Scenario 1
La famigerata sindrome del pubblicitario
Parlare con il mio boy è assolutamente piacevole. Davvero. Anche se, a volte, a sentire i nostri discorsi, si potrebbe pensare che siamo appena usciti da un film di Tarantino. Io ho la deformazione professionale della giornalista. Lui quella del pubblicitario. Io estrapolo titoli da scoop su ogni inezia dal boy pronunciata. Lui, invece, crede che io sia una miniera di ispirazione per nuovi & adorabili slogan pubblicitari.
Durante l'ultima telefonata, ho esternato la mia ineffabile teoria. "E' che tu hai la sindrome del pubblicitario. Ogni volta che proferisco parola, parti in quarta. 'Ehi! Ma questa è buona per uno spot! Geniale! Aspetta che me lo segno sulla carta igienica...'". Ok. No comment. E' che siamo fatti un po' così.
Scenario 2
Questioni da Dott. Ing.
Come dice mio papà, fare l'ingegnere, talora, può avere perfino dei risvolti interessanti.
Infatti. Basta considerare la sua ultima sfida professionale. Deve far stare in piedi un pilastro portante con un incavo (tipo groviera, per intenderci) ad altezza uomo. E sapete perchè? Perchè, vicino a quel pilastro, il cliente deve metterci una macchina industriale. E l'operaio che manovra quella macchina ha la pancia da birra. Sporgente, proprio così. Quindi serve un "buco" per far passare la massa addominale di quel cristiano. E' la verità. Giuro su quell'infame del mio gatto.
Scenario 3
Abbiamo un ospite a Torino
Premetto che l'individuo è conosciuto perfino nel mezzo dell'Africa Nera. Gli ultimi volontari che sono stati in Tanzania sono stati accolti con la seguente domanda: "E dite. Come sta Berlusconi? Muahahahah!!!!". Che dire... ce lo invidiano proprio tutti!
Ebbene. Oggi EGLI è qui. Si vocifera che farà una salubre passeggiata "antiChaimparino" per le vie di Turìn. Dopo il comizio. Cose che accadono solo in campagna elettorale, nèèèè!
(Occhio ai pomodori, Berlusca!)
3/28/2006 Succede in questo momento...... per la serie: "I posti più strani in cui fare "outing". ... e io mi domando e chiedo. Ma perché certe situazioni piovono sempre in testa alla sottoscritta? Sono a teatro. Di fianco a me, un tizio sta facendo "outing". Cecchipaonianamente parlando. A voce alta. Immaginate la scena. Surreale.
(messaggio inviato via mail, in tempo reale)
--------------------------------------------------------------------------- Ulteriore commento del giorno dopoNulla in contrario, ovviamente. Immaginate solo la scena. La sottoscritta placidamente seduta sulla sua sacrosanta sedia. Con un sacrosanto comunicato stampa sotto gli occhi. (Faccio finta di lavorare, in realtà è il sonno che incombe).
A un certo punto, vengo risvegliata da questa voce a volume da megafono. Che proviene dalla sedia di fianco alla mia. Il tizio sta parlando col suo boy, anche lui lì nei pressi. "... e quando dissi alla signora che sono gay, bla bla bla bla!".
(Notare che il tizio ciaccolava ininterrottamente da ORE, a proposito degli argomenti più improbabili).
Tutto il teatro (circa 400 piemontèis "vecchia maniera") si gira con aria esterrefatta. Quando alzo la testa, mi trovo davanti a 400 paia di occhi puntati nella mia direzione. URGH! 3/8/2006 Il mio capo è un orologio svizzero.Il mio capo. Solo lui può mandarmi in "missione speciale", puntualmente, nei momenti meno opportuni. Ad esempio, la sera del mio compleanno. E totalmente in buona fede. Questo è il bello!
![]() Chi conosce l'Uomo Ragno, conosce anche lui.
Il fatto è che il mio capo è proprio identico. Anche come aspetto. Non sto scherzando! Ebbene. Ci è riuscito anche quest'anno. Per la serie. Ieri. Mia mamma è tornata tutta felice con la torta alle meringhe e l'ha messa nel freezer. E io mi sono messa la giacca. Salutando. Vado a lavorare. Ciao.
Ora. Io dico. Ma come si fa a seguire una importantisssssima prima teatrale, se si ha in testa solo l'immagine della family che si sta sbafando la TUA torta di compleanno? Soprattutto mentre TU non sei presente?
... Come? The answer is blowin' in the wind?!?! Ma vàvàvàvàvà (a quel paese)!
E sia. Sono andata a teatro. Non sia mai che, per una volta, io tenti di abbassare la mia frequenza media settimanale di cotali luoghi.
Ironia della sorte, lo spettacolo - gradevole, peraltro - non era uno spettacolo qualunque. Quando improvvisamente mi trovo seduta vicino a signori di una certa età e dall'aria autorevole. Ovviamente muniti di cartella stampa. E, all'apparenza, molto poco inclini a divertirsi. Bene. Crollano tutte le mie certezze. Ma di una cosa resto sicura. QUELLO NON E' UNO SPETTACOLO QUALUNQUE. E, probabilmente, avrei dovuto prevederlo.
Ed è così che mi sono rifugiata sulla mia sedia. Con un severo & pasciuto giornalista a sinistra. E un suo clone a destra. Ho inviato un paio di messaggi di SOS al boy. Poi, con aria seria, ho aggredito la montagna di comunicati che mi aveva appena consegnato il nuovo tizio magro & capelloso dell'ufficio stampa.
Fino a quel momento, l'autore del copione portato in scena era per me soltanto un nome. Un nome tedesco. Dall'aria austera. Visto che il mio capo aveva semplicemente detto: "Gallenca. Mi andresti all'Alfieri? A vedermi questo Sglubstrumgump?". Perlomeno, questo è quanto ero riuscita a intendere. Poi, visto che era il mio compleanno, avevo avuto la lampante idea di non guardare nemmeno di cosa si trattasse veramente. Lo so. Non è affatto professionale. In ogni caso, sono fatti miei.
Dopo aver letto due righe della presentazione, mi è venuto un colpo. Stavo per soffocarmi con la mia stessa saliva. Tipo: "Aaaaargh!". Intanto l'autore non era tedesco, ma austriaco. E fin qui, nulla di grave. Ma veniamo al nome. Arthur Schnitzler. Che, detto così, ricorda poco o niente. Ma se aggiungessi che costui è il tizio che, a suo tempo, scrisse la storia da cui, molti anni dopo, il buon Kubrick ha tratto Eyes Wide Shut? E il titolo in cartellone ieri sera aveva come titolo Girotondo. Sottilmente evocativo. O no?
Ma veniamo alle due righe di presentazione a cui ho accennato prima. "In dieci dialoghi - queste le testuali parole - vengono rappresentate le diverse reazioni che dieci coppie manifestano prima e dopo un incontro amoroso (...) sempre contrassegnato da un completo atto sessuale". Ohibò. "Non solo - continua - si tratta anche di una sorta di catena, ove uno dei due partner dell'incontro amoroso è anche uno dei due protagonisti dell'incontro successivo". Uao.
Ok. Confesso. La scimmia della curiosità si stava appropriando del mio povero cervello. Il problema era un altro. I vicini di sedia! Voglio dire. Due colleghi dall'aspetto assolutamente competente. E visibilmente alle soglie dell'età pensionabile. Di quelli che, a teatro, non applaudono mai. Nemmeno se li pagassero per farlo. E non ridono nemmeno. Specialmente se si stanno divertendo. Chè sono dei rinomati critici teatrali. Eccheccavolo.
Ma non era finita qui. Poco prima dell'apertura del sipario, all'orizzonte compare un tizio. Che si lancia in direzione del Competente Critico alla mia sinistra. E subito assume un'espressione, come dire... lumacheggiante. "Ausvauldouuuuu!!!!!!!!!! - urla tutto giulivo - Ma che piaceureuuuuuuu!!!!!!!!". Cielo. Tizio lumacheggiante a parte. Ha detto "Osvaldo"? Cioè. Ma il Competente Critico alla mia sinistra si chiama Osvaldo? Oddio. Ma non sarà mica Osvaldo Guerrieri, quello della Stampa? Un pesce grosso e pesante. E non solo fisicamente!
Per fortuna si sono spente subito le luci. E si è alzato il sipario.
Ed è così che, mentre la family stava sbafando la MIA torta di nascosto, io ho festeggiato il mio venticinquesimo compleanno. Appollaiata su una poltrona rossa. A vedere uno spettacolo vagamente "eyeswideshuttiano". Con un probabile Osvaldo Guerrieri alla mia sinistra. E il suo clone alla mia destra. Ogni volta che cercavo di applaudire, mi sentivo una giornalista pivella nel giorno del suo compleanno.
Quando si dice
NEL POSTO SBAGLIATO, AL MOMENTO SBAGLIATO! 1/27/2006 "Cyber-drink" tende attentato ai danni di una inoffensiva quasi-giornalista!Il vero problema, probabilmente, è il mio essere inguaribilmente & irrimadiabilmente "fogna". Ma non posso farci nulla. E' più forte di me. Quando mi prende la fantomatica "botta di fame" (la madamina dei Ferrero Rocher direbbe che "è più voglia di qualcosa di buono") e non riesco a trovare del cibo da sgranocchiare, comincio a non essere per niente contenta.
E ci sono luoghi in cui è proprio il contesto in sè a rendermi particolarmente vorace. Chi segue il mio blog da tempo, certamente ricorderà quella volta che ho rischiato di morire a causa del prosciutto & melone. Ero alla presentazione di una mostra di design. E fu proprio il mio boy a salvarmi.
Casualmente, le probabilità che io incappi in qualche increscioso episodio - inevitabilmente legato al cibo - aumentano esponenzialmente in concomitanza con le mostre di design. Il motivo è ovvio. I designer sono infìdi. I designer si divertono a inventare piatti, bicchieri e posate. Tutte cose che stimolano la salivazione. E lo fanno apposta! I balenghi.
A volte, poi, decidono di "disegnare" direttamente gli alimenti. Così uno va a una mostra. Crede di poter ammirare per ore sedie & mobiletti. E invece si trova davanti dei crostoni di cioccolato che manco in pasticceria... e non venitemi a dire che non è un attentato!
Ma veniamo al fatto. Ieri sera sono stata all'inaugurazione di una interessantissima - nonchè trendyssima - mostra: Piemonte Torino Design. In cui, ovviamente, lavora il boy. Sorvolo sulla captatio benevolentiae di rito. Sul fatto che l'esposizione è bella. E che ci sono un sacco di aggeggi figosissimi.
Perchè la verità è questa. Un piccolo e apparentemente insignificante oggettino ha attratto la mia attenzione fin dall'inizio. Il "CYBER-DRINK"... che cos'è il "cyber-brink"?!?!?! Ok. Ora vi spiego. ESSO è una specie di pallina dall'aspetto rosa e gelatinoso. E' composto da due piccoli fogli di pellicola per alimenti, montati uno dento l'altro e chiusi a forma di sacchettino. Nel sacchettino esterno c'è la Lemonsoda. Nel sacchettino interno c'è il Campari.
(Lo so che non mi sono spiegata. Infatti aggiungo uno schemino, giusto per farvi capire meglio. Il disegno è a dir poco orrendo - non me ne vogliano i geniali inventori. Ma d'altronde io sono addestrata a scrivere, non a paccioccare con carta & colori!)
Ecco. Ora immaginiamo un tipico scenario da merenda sinoira (comunemente chiamata "aperitivo"). L'infìdo designer, cosa fa? Prende un bel vassoio molto minimal, e ci butta sopra una bella montagnola di ghiaccio tritato. Poi solleva con cautela i piccoli "cyber-drink", e li dispone ad uno ad uno sulla suddetta montagnola.
Poi arriva la sottoscritta. Vede questo piccolo ammasso rosa & gelatinoso, sul vassoio molto minimal al centro della stanza. Intuisce immediatamente che quella è roba che si può masticare, e non capisce più nulla. L'obiettivo primario della sua visita diventa immediatamente uno solo. Non toglierà il disturbo fino a quando non avrà addentato un "cyber-drink"!
Il concetto è molto semplice. Si prende una di queste palline. La si sgnacca ben benino tra gli incisivi, cercando di far esplodere entrambi gli strati di pellicola. E poi si ingoia il fantastico drinkino. UAOOOO!!!!
Inutile aggiungere che ho voluto provare a tutti i costi. Che rischio potevo correre, in fin dei conti? La sala era piena di persone che avevano già avuto il loro "cyber-drink". Espositori, giornalisti, assessori... E nessuno aveva accusato effetti collaterali.
Mi avvicino al vassoio. E, dopo aver scannerizzato tutta la montagnola, scelgo la pallina più grossa di tutte. La pinzo delicatamente con le dita. La ammiro per un po' con aria curiosa. E poi, finalmente, provo ad addentarla. E a questo punto scatta l'orrenda figura di mènta!
Il "cyber-drink" è troppo ciccione. Non riesco ad addentarlo bene. E per quanto mi ostini... la maledettissima pellicola non si rompe! Rimango lì, con la bocca piena e l'aria da pescia lessa. Poi mi accanisco di nuovo sulla schifosissima pallina. Purtroppo il drinkino esplode all'improvviso, andando a finire dritto dritto nella mia gola. Per fortuna riesco a ingoiarlo senza sbrodolarmi sulla giacca. Ma con estrema sofferenza, la faccia rossa e gli occhi a palla. UN TRAUMA!
Ma caspita. Perchè succedono sempre a me queste cose? PERCHE'??? 1/18/2006 Sindrome da "finestra esami"Non è una supposizione puramente teorica. E' un dato di fatto.
STUDIARE FA MALE.
O, perlomeno, fa male alla sottoscritta. Garantito. Provato da anni e anni di sudore & libri.
Ma, nonostante tutto, eccomi di nuovo qua. A cercare di sopravvivere dignitosamente alla fantomatica "finestra esami". Quel periodo idilliaco caratterizzato dall'interruzione delle lezioni all'università, in vista di un tot di giorni dedicati agli appelli.
Ormai dovrei esserci abituata, dopo tutti questi anni. Ma. C'è un piccolo e insignificante particolare. Questi sono gli ultimi esami prima della tesi. E la situazione mi rende... come dire... nervosetta? Vabbè. Sono un tantinello intrattabile. Diciamo così.
E poi c'è anche la faccenda dell'Olimpiade turineisa. Con tutte le prove dello show di apertura, a cui non posso assolutamente mancare.
Praticamente vivo da reclusa. O sono a casa, a cercare di non addormentarmi sul manuale di Ergonomia Cognitiva (eh sì... lo so che in questo preciso istante QUALCUNO sta sghignazzando amenamente!). O sono allo Stadio Comunale, a cercare di non addormentarmi appoggiata alla schiena della tizia della fila davanti (che è poi MIA SORELLA).
Quindi è estremamente facile sapere dove sono. Contattarmi un po' meno. Avere un appuntamento con me, quasi impossibile. Dialogare... manco a pensarci! Mordo. Vedo zebre a ogni angolo. Nemmeno il mio capo osa telefonare. Il che è esplicativo riguardo a molte cose.
La sindrome - purtroppo! - è sempre più infestante. Stamattina ho estratto dal nulla una dispensa sull'uso dei metodi predittivi nella progettazione di interfacce. Una roba da ingegnere-cartomante. E non avevo ancora finito il mio english breakfast tea. Ho continuato con un paper di cross-cultural design, mentre alla TV andava in onda Michele Cucuzza. Ho terminato dieci minuti fa, con un interessantissimo e commovente studio sull'uso dei bancomat in India. Una goduria.
Per fortuna qualche minuscolo momento libero mi è rimasto. Giusto per aprire la mail. Dare un'occhiata ai "movimenti" del blog. Inaugurare il mio nuovo bagnoschiuma allo zucchero filato. Mandare un sms a quella Bridget Jones della mia amica. Avvisare il boy che sono ancora viva. Ascoltare mia mamma che racconta le meraviglie dei saldi.
... E guardare le mie adorate scarpine coi tacchi, abbandonate vicino al letto...
Sigh!
1/2/2006 Il mio grosso grasso Natale italicoMancavano quattro giorni a Natale, quando il mio boy ha discusso la tesi. Dopo mesi e mesi di estrema sofferenza & privazione. Probabilmente le mie (e le sue!) vacanze sono iniziate proprio nel momento in cui il dott. Incravattatissimo Presidente della Commissione "Politecnica" ha pronunciato la parola "laureato". Una parola che ha un alcunchè di ineffabile. Dopo, infatti, non si sa mai cosa potrebbe succedere...
E infatti. L'utopia delle vacanze in cui "si sta in vacanza" era fermamente insediata nel mio piccolo cervello rosa. Non voglio dire che siano riusciti ad estirparla a forza. Però ci sono andati molto vicini. Per dirla con parole semplici. Le ferie natalizie trascorse in una fantastica piscina termale - con tanto di temperatura tropicale e fanghetto verdognolo spalmato in faccia - non esistono. Sono una favola. Esattamente come Babbo Natale.
E sia. Mi sono ripresa dal trauma in minuti cinque. Diciamo che ormai ci ho fatto il callo. E ammetto che, in fin dei conti, mi sono anche divertita. Mi sono lasciata trasportare dall'atmosfera, e ho avuto anche quest'anno il mio Grosso Grasso Natale Italico. Da prendere con una buona dose di filosofia (il Natale DEVE essere trash, il Natale DEVE essere trash, il Natale DEVE essere trash...), of course! Immancabile, però.
La corsa ai regaliIl giorno 23 dicembre, non avevo ancora minimamente pensato alla questione dei regali. Un classico. Ogni sacrosanto anno mi riprometto di finire tutti gli acquisti necessari almeno un mese prima della ricorrenza in questione. E ogni sacrosanto anno, puntualmente, mi ritrovo con l'acqua alla gola. Come quasi tutti, in realtà. Il che è consolante.
La "corsa ai regali" diventa sempre più grottesca. Sono arivata al punto di svegliarmi di soprassalto, alle 10.30 del mattino, con il cerchio alla testa e un solo, unico, incombente pensiero: i regali. Mi infilo le prime cose che trovo, a occhi semichiusi. Sicuramente il mio look è pauroso. Ma quando me ne rendo conto, ormai è troppo tardi.
Litigo con la family per avere due ore di possesso della macchina. Mi fiondo nel primo centro commerciale e perdo una delle due ore ottenute a caro prezzo per trovare parcheggio. Quando arrivo nei negozi, scopro che non è rimasto più nulla di decente. L'unica speranza è riuscire a contrattare altre tre ore di macchina. Magari in centro troverò quello che sto cercando!
Grossi grassi cenoni con tombolaAnche loro, puntualmente, ritornano. Ogni Natale scopro di avere parenti che nemmeno immaginavo. E che nessuno mi venga a dire che il cenone di Natale è uno e uno solo! Quest'anno ne ho avuti almeno quattro. Due nell'arco della stessa giornata. Una goduria.
Le prelibate & pesantissime pietanze delle festività? Le ho assaggiate tutte. Dai mega-arrosti agli sformati di pasta. Dai dolcetti nefasti ai panettoni coi canditi fosforescenti. Chiedete al mio stomaco, se non mi credete.
E poi. La tombola di rito. Grazie al cielo, quest'anno non c'erano prosciutti S. Daniele interi in premio. Io mi sono insediata nell'innocuo ruolo della valletta (il boy, invece, è stato pinzato per tenere il banco... lo adoro quando è così coraggioso!
Alla fine, baci baci ai parenti che non sapevo di avere. E tutti a casa a sgranocchiare Citrosodina. Il rito dell'apertura dei pacchettiLa mattina del 25 dicembre non c'è scampo. Regredisco all'età di tre anni netti. E sgattaiolo fuori dal letto ad orari impropronibili, per andare ad aprire i miei regalucci. Non resisto, è più forte di me!
Quando apro i doni sono proprio carina. Pigiamone di pile con i coniglietti, ciabattone e calze rosa. Seduta per terra vicino all'albero. Mi mancano solo codini e lentiggini, e poi... vabbè, lasciamo stare!
Quest'anno è stato particolarmente propizio. Nessuno mi ha rifilato rumenta inutile. Se è così... ben venga il caro euro! E non c'è nemmeno il pericolo che qualcuno ritrovi quache "chicca" natalizia riciclata su E-Bay. Positivo. Molto positivo...
Unica annotazione. Qualche forza occulta si sta opponendo alla mia laurea. Mi hanno regalato i due infestanti videogiochi per i quali pestavo i piedi da tempo (lo voglio, lo voglio, lo vogliooooo!!!!). E purtroppo le bamboline virtuali hanno un potere infido, su di me. Non riuscirò più a studiare in pace, lo so!
In any case. E' andata a finire che ho fotografato tutto. Per vedere i miei regalucci, basta fare un salto nei miei album.
(Attimo di autocompiacimento)
(Ok. Ora posso continuare col racconto)
Mare d'inverno & tornei di RisikoChiariamolo una volta per tutte. Io. Non. Scio. Alla facciazza dell'Olimpiade. Con tutto l'ambaradàn da neve mi sento l'omino della Michelin. E poi, con gli sci ai piedi, divento un pericolo ambulante!
Ho deciso che il mare, in inverno, è molto più glam. Non ci crede nessuno. Ma basta che ne sia convinta io. Quindi sono stata due giorni in Liguria. Ho passato molto tempo cercando di distruggere il fratellame a Risiko. Le mie armate rosa shocking avevano un unico mantra: "l'importante è vincere, non partecipare!".
Il 26 sera, il cellulare ha cominciato a squillare con aria minacciosa. Era il mio capo. Il 27 mattina, sono dovuta tornare con urgenza. Avevo avuto la malaugurata idea di lasciare il portatile a Torino. Sgrunt.
Il "grande devasto" di CapodannoPer fortuna si erano tutti rassegnati al fatto che quest'anno non avrei cucinato. Così ho potuto dedicarmi seriamente ai preaparativi per il big party.
Dopo varie prove, ho deciso per un look festaiolo al 100%:
1) Pantaloni da ussaro, che sono così trendy...
2) Top con pizzi & pizzetti e pancino al vento.
3) Provvidenziale coprispalle di ciniglia - che il freddo non scherza, in questi giorni!
4) Basco nero in testa. Sono una malata dei cappelli, lo ammetto.
5) Supertacchi (OVVIAMENTE!) & scaldamuscoli lanosi.
Ho cenato col boy. Ho fatto un salto in Piazza S. Carlo, per vedere come procedeva il concerto della Pausini. Poi mi sono infilata in un open bar scovato da un metodico amico. Ho ballato per circa quattro ore di fila (coi tacchi e tutto il resto).
E mi sono divertita alla grande!
(nonostante le caviglie che invocavano pietà)
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Che altro dire... Anno nuovo, vita nuova? O qualcosa del genere...
Si vedrà. Quando le vacanze saranno finite.
A proposito. Lo so che ho un po' di post arretrati sparsi tra tutti i blog amici.
Provvederò a mettermi in pari nei prossimi giorni... Promesso!
10/14/2005 Ansia da intervistaIeri sera, al culmine dell’aperitivo time, il mio cellulare ha iniziato improvvisamente a squillare. Sentendo la suoneria di E.R., ho immediatamente intuito il mittente della chiamata. Il mio capo. Un classico. Quando IO sto sorbendo un Rossini in tutta tranquillità, EGLI puntualmente spunta dal nulla. Sgrunt.
Questa settimana ho delle interviste da fare. Tre degli “intervistandi” vivono ancora nella magica favola degli anni infantili. Fanciulli prodigio? Geni prematuri dell’arte teatrale? Boh… Fattostà che non ho mai intervistato un bambino. E ora, invece, faccio il tre per uno. Evviva!
A me piace da morire “torchiare” di domande la gente. Solo che soffro un po’ di “ansia da intervista”. Ogni volta mi chiedo se sarò in grado di gestire al meglio la situation. Se riuscirò a mantenere una parvenza quantomeno di cortesia, soprattutto nel caso in cui la persona che ho davanti si rivelasse un autentico pezzo di… mènta, diciamo così.
Questa volta la questione è differente. Sarò in grado di “star dietro” a tre giovini artisti in piena fase creativa? Mi tornano in mente i giorni felici in cui “arrotondavo” le mie finanze accompagnando le classi delle elementari in giro per Experimenta… salvare gagni vomitosi dal vortice del rotor era una delle mansioni più richieste. Non la mia preferita, sia ben chiaro!
Ma torniamo alla questione centrale. Quella delle fantomatiche interviste, per intenderci. Sì, perché i preparativi sono generalmente abbastanza laboriosi: trovare informazioni sulla persona (e magari qualche retroscena “gustoso”), preparare qualche domanda intelligente (anche se so benissimo che non mi atterrò alla scaletta), e soprattutto… scegliere i vestiti che indosserò! Un annoso dilemma. Con una sola soluzione possibile: ambarabà ciccì coccò, tre civette sul comò.
E poi, mettere un promemoria sul telefonino. E controllare che il registratore portatile sia munito di batterie e nastri sufficienti… cosa??? Perché non compro un bell’iPod con registratore digitale annesso? Perché sono una nostalgica, ecco. Mi piace il nastro magnetico. Anche se mi viene da prendere il muro a capocciate ogni volta che devo comprare delle cassette nuove. Una rarità.
L’ultima volta (circa una settimana fa), ad esempio, ho vagato tre quarti d’ora per un centro commerciale. Ho rotto le scatole a non so quanti commessi. E alla fine ho trovato le famigerate cassette in un angoletto buio e sperduto del negozio. Quindi sono uscita, con un solo enorme interrogativo nel cervello: “Ma cosa sto a fare la nostalgica con il registratore a nastro, visto che non sono nemmeno giornalista a tempo pieno? Ma ci vuole tanto a prendere un dannatissimo aggeggio digitale, che lo sbatti nell'USB e via?”.
Dovevo proprio consolarmi. Allora, con un’inequivocabile faccia “da sindromata”, sono entrata in libreria. Sono uscita dieci minuti dopo, con un sacchettino sospetto in mano. Mi sono infilata in macchina e ho cercato di occultare in borsa il misterioso acquisto.
Capirete, stavo per andare a intervistare un anziano e compìto signore… e non sarebbe stata una cosa simpatica se, sul più bello di un discorso molto serio, dalla mia rumenta avesse fatto capolino il simpatico libro: “Assolutamente Glam!” della Cinzia Felicetti (la direttoira di Cosmopolitan, per i profani). Con tanto di copertina rosa shocking e disegno di tizia supertaccata!
Urgh.
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Ok. Lo so che smaniate dalla voglia di avere la polifonica di E.R. Metto la sublime musichetta nel “Jukebox”. Così, quando la sentirete, saprete che è il vostro capo che vi sta cercando! 10/6/2005 A volte il Male guida un'utilitariaCi sono quelli che abitano a Wisteria Lane e hanno delle casalinghe maligne come vicine di casa. Io invece vivo in una “zona di frontiera”: la mia umile dimora è situata in quel piccolo angolo di Torino che confina con i quartieri San Paolo, Santa Rita e Crocetta - o meglio, confinava con la danarosa Crocetta. Ora c’è un immenso mostro edilizio by Franco Costruzioni che ostruisce il passaggio. E chi è di Torino sa cosa intendo.
In sostanza, io non vivo in un quartiere. Nessuno si è mai preso la briga di decidere su che zona sorge il mio condominio. Lo so che sembra strano. Quando mi arriva una raccomandata o un pacco, ad esempio, non so in quale ufficio postale potrò andarlo a ritirare (quello dietro al palazzo di fianco al mio? vicino a Porta Nuova? al fondo di Mirafiori?). Quando devo rinnovare dei documenti, scelgo gli uffici tirando la monetina (in corso Racconigi? in centro? nei cunicoli della metro?). Se dovessi denunciare una ipotetica quanto misteriosa sparizione del mio portafoglio… beh, non voglio neanche pensarci. In ognuno di questi casi, però, faccio sempre un conto preventivo del numero di pullman che dovrò aspettare. Questi sono itinerari che vanno progettati molto attentamente, specie se non si vuole incappare in qualche improvviso cantiere pro-olimpiade.
E quando mi chiedono in che zona vivo, non posso neanche più fare la sgargiona dicendo che sono di Crocetta. C’è il “Franco-mostro” in mezzo! Quindi mi limito a fare la gnorri ogni volta che qualcuno accenna l’argomento. Io. Non. Vivo. In. Un. Quartiere. Qualcosa in contrario?
Però, nel piccolo grumo di case tra cui c’è anche la mia, in realtà, si sta proprio bene. Non manca nulla. Ci sono negozi di ogni tipo e genere, dal supermercato alla pennoira (la parrucchiera, per chi non conosce l’idioma), dal cartolaio amico alla profumeria che periodicamente vado a saccheggiare. Non c’è il post office, però c’è il negozio della pappa per il gatto. Non c’è un commissariato, né un ospedale comodo, ma in compenso c’è il salone dove tagliano le unghiette infide allo stesso simpatico animaletto.
I miei preferiti sono l’ottico Stefano e il calzolaio che non so come si chiama. L’ottico Stefano è uno dei punti fermi della mia vita. Se non ci fosse lui sarei rovinata. Perché all’ottico Stefano importa VERAMENTE lo stato di salute dei miei occhiali. Ed è anche telepatico probabilmente, visto che capisce sempre al volo le mie richieste (che definire “ermetiche” è poco). E se per caso non risponde, so che lo troverò facilmente nella vineria a lato, a prendere l’aperitivo.
Invece il calzolaio che non so come si chiama è sempre in negozio. Troppo lavoro. Troppi miei tacchi da riparare…
Un altro posto curioso è la merceria della signora Angela. Un mercato delle pulci dove non mette mai piede nessuno. Lei non si lamenta. E si barrica dentro con tanto di chiave a doppia mandata. Manco fosse la proprietaria di una gioielleria.
Infine, la birreria sotto casa: un posto tranquillo e accogliente, che torna utile soprattutto quando mi tocca di fare da "spalla da pianto" a un'amica che è stata piantata per l'ennesima volta. Il cameriere porta un paio di chupitos, e via! E poi, l’immancabile ristorante cinese. Mai scegliere una casa se prima non si è certi della presenza di un valido cinese. Altrimenti chi ti salva dal frigo vuoto negli orari più improbabili?
In tutto questo paradisiaco ecosistema "extra-quartieroso", la lingua di terra su cui sorge il mio condominio, c’è solo un problema. Un inquietante e fastidioso problema. Abita sopra la mia testa. E’ il mio vicino di casa. Un essere detestabile. Mi scontrai con lui per la prima volta ai tempi del liceo. Si stava svolgendo una innocente festa di Carnevale nel mio appartamento; alle 22,30 in punto suona il campanello. Io, vestita da Marilyn Monroe, vado ad aprire la porta. Era lui. In ciabatte e pigiama a rombi, ha iniziato a sbraitare che voleva dormire, boia faus! Ma cosa dormi alle 22,30 del sabato sera?!?! Ma trovati un hobby, che so, la numismatica! Un’altra volta, invece, era domenica mattina. Le 6,30, per la precisione. Io stavo placidamente sognando: ero una piratessa e veleggiavo sui Sette Mari con Johnny Depp. All’improvviso squilla il telefono. Era lui. Aveva sentito il mio gatto aprire la porta del bagno per raggiungere la sabbietta. E si era svagliato. Avrebbe sporto una lamentela alla prossima assemblea di condominio. Oppure si sarebbe rivolto a Rita Dalla Chiesa e al giudice Santi Licheri...
A un certo punto, il simpatico signore è passato al contrattacco. Se io guardo Matrix a volume moderato, lui attacca con l’Aida in cassetta a palla. Se io mi faccio la doccia, lui comincia a passare l’aspirapolvere Folletto esattamente in corrispondenza del mio bagno. E io rispondo cantando a squarciagola: “Man! I feel like a womaaaaaaaan! Ta ta tarara ta tà!".
A volte il Male guida un’utilitaria. E ha le ciabatte e il pigiama a rombi. 7/22/2005 E' tutto un "magna magna" (ovvero, se salto il pranzo divento nervosa!)Sono ben quarantott'ore che mia madre ha iniziato una sorta di sciopero: prepara valigie in continuazione, e in compenso non cucina (memore della "melanzana esplosa"??? boh!). Risultato: si pranza fuori casa.
E oggi ho dato la più alta prova di questa inenarrabile arte. Ho accompagnato il mio boy a una conferenza stampa che, in qualche modo, lo riguardava. Una roba di design, quindi non solo non ero lì per lavorare, ma ero anche nettamente fuori dal mio ambito. Il mio unico interesse era il pranzo gentilmente offerto.
7/19/2005 Pulizie di primavera?Per fortuna, in questo periodo, non ho bisogno di fare ordine nella mia vita. E, d'altra parte, ravanare nella soffitta dell'inconscio in cerca di traumi perduti non è, al momento, la mia massima aspirazione. In compenso ho bisogno di fare ordine nel mio guardaroba. Anche ravanare nei cassetti alla ricerca di calzini perduti non sarebbe, di per sè, la mia massima aspirazione. Ma, a quanto pare, lo è per mia madre.
E non venite a dirmi che "forse" sono un po' troppo disordinata! Io, nel mio "disordine ordinato", riesco a trovare tutto. Anche se sembra un luogo comune.
Il fatto è che, ormai, ho appurato che sono veramente in vacanza. E che anche il mio capo è partito con la family verso esotiche mete e non potrà più telefonarmi all'improvviso, intimandomi di andare immediatamente a una qualche conferenza stampa, in qualche luogo quantomeno improbabile. Purtroppo, in questi frangenti, mia madre diventa nervosa.
Un po' la capisco, poveraccia. Ogni volta che apre il mio armadio per riporre una piletta di biancheria ripiegata con cura, le crolla il mondo addosso. E non in senso metaforico. So già che, prima o poi, tornando da un raid di shopping pomeridiano, la troverò lì davanti, sepolta sotto un montagna di giacche, pantaloni, maglie invernali, mutande, gatto che dorme e quant'altro. E non sarà divertente!
Attualmente la disposizione del mio patrimonio "guardarobiero" segue un criterio, come dire... random. Cioè, dove lascio le cose la sera, così le ritrovo la mattina - per terra vicino al letto, nella migliore delle ipotesi... Che, come è facile intuire, non è l'ottimale, specialmente quando si è in procinto di preparare le valigie.
Credo proprio che, di qui a cinque minuti, la dolce genitirice mi spedirà a riordinare. E io non voglio! Ci sono decine di cassetti incasinati, e per ognuno mi aspetta la solita noiosa procedura: apri, svuota, dividi roba decente da roba sporca da roba rotta da roba impresentabile, riempi, chiudi, e così via per chissà quante ore (o quanti giorni!). Non ci voglio pensare, e, soprattutto, è meglio che evito accuratamente di fare i conti!
Non c'è che dire; questa volta sono talmente in ritardo che è già estate e io devo ancora fare le pulizie di primavera! Ho bisogno di un sostegno morale. Altro che traumi perduti di freudiana memoria!
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A proposito del mio proverbiale disordine... JUMP HERE!
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PUBBLICITA' SUBLIMINALE:
E finalmente il mio "giovane creativo" fidanzato ha aperto il SUO blog nuovo di zecca... Ed è assolutamente necessario dare una mossa a tutto l'ambaradàn, e creare un bel picco di visite, oh yessss!!! E se non andate a vedere... non vi dico cosa siete
Scherzi a parte, fate un salto su S t y l e ° C a f é , che è bello!
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7/16/2005 Microfuga improvvisa e canzoni "agresti"No, per vostra sfortuna non sono scomparsa dalla faccia dell'Orbe terracqueo. Sono solo andata due giorni al mare. E, purtroppo, consuetudine vuole che, prima o dopo, si torni a casuccia.
I miei avevano già da tempo programmato di recarsi nella casa al mare, per una rapida "cleaning session" pre-vacanziera. Alla quale, come è facile immaginare, non avevo assolutamente intenzione di prendere parte. Dieci minuti prima che partissero, io e mia sorella abbiamo avuto la brillante idea di guardarci allo specchio. Constatato che il nostro colore assomigliava più o meno a quello delle mozzarelle di bufala, abbiamo inspiegabilmente iniziato ad apprezzare gli indubbi vantaggi di un soggiorno marittimo interamente spesato dai parents.
Abbiamo buttato due magliette e due costumi in una specie di borsa, e dopo novanta secondi netti eravamo accucciate nel sedile posteriore della station-wagon "genitoriale". Sorridenti e beate come quando avevamo tre anni e mezzo ed eravamo in procinto di mostrare a tutta la spiaggia il nostro nuovo costumino con gli ippopotami rosa (che idilliaca visione!).
Giusto il tempo di qualche ora di sole, un paio di bagnetti, una cena nella trattoria del paese e un gelato nel solito baretto... Diciamo che, come si conviene in un "raduno tra sorelle" che si rispetti, abbiamo passato la maggior parte del tempo a oziare e a spalmarci crema solare al cocco. E a laccarci le unghie di azzurro. E a leggere un pittoresco chick-lit ambientato nelle amene campagne svedesi (urgh!). E a fare la "partita doppia" dei neuroni dei maschi (o simil-tali) del nostro giro.
Al ritorno, durante il viaggio verso Torino, sempre nel sedile posteriore della station-wagon "genitoriale", avremmo persino voluto dormire. Ma mio papà ha deciso che aveva voglia di cantare le "canzoni agresti" di Celentano ("Per la tua maniaaaaa... di vivere in una città... guarda bene come 'cià' conciati la metropoliiiii... Belli come noi ben pochi saiiiiiii... ce n'erano e dicevanoooooo... quelli vengono dalla campagnaaaaaa!").
Addio, o pennichella adorata.
7/10/2005 Io ballo da sola... Tiè!I casi sono due: o sono strana io, o sono "loro" che sono un tantinello anomali. Parlo degli "artisti". Ad esempio, quelli che hanno circa la mia età e adorano spararsi overdosi di "creatività" a ogni minima occasione. A me piace l'arte, la sperimentazione comunicativa e della rappresentazione... ma quando è troppo è troppo!
Un altro sabato sera di inizio vacanze, un altro curioso party per cui, puntualmente, ricevo l'invito. Il mittente è un tizio simpatico, collega del mio boy. Lui "arrotonda" le sue finanze lavorando come veejay nei locali. E' un tipo in gamba, ha molta fantasia, e quando vado a una serata dove c'è lui, lui cede sempre alla mia richiesta di far proiettare sugli schermi della discoteca degli strani orsacchiotti che ha nel suo database di immagini. Sì, gli orsacchiotti dell'amico veejay sono una delle mie molte "fissazioni" stravaganti. Sono troppo carini!
E, questa volta, la festa si prospettava interessante. La location era la terrazza sul tetto di una fabbrica, in una zona poco lontana dal centro. Non chiedetemi chi ha messo a disposizione il suddetto ambiente, perchè non sono riuscita a capirlo bene. Il tutto iniziava verso le otto di sera, con un aperitivo che aveva (ahimè) un alcunchè di "macrobiotico". Ma, a parte questo - e a parte una certa quantità di zanzare talmente enormi che trapassavano i vestiti - l'insieme era molto "decorativo", di tendenza.
L'inizio della serata è andato secondo le previsioni: assalti famelici e ripetuti al buffet, alternati a bucolici momenti di "caccia alla zanzara". E fin qui tutto bene, niente di nuovo sotto il sole (o meglio, sotto la freddina luna torinese).
Solo un paio d'ore più tardi, ecco che, all'improvviso, viene a formarsi una situazione a dir poco... paradossale! La terrazza è ormai colma di gente, il bar è in piena attività e i dj "pompano" la musica al massimo. L'amico veejay proietta "cose" sulle pareti. Io, mia sorella e il mio boy, dopo la consueta "gita" alla toilette, ci avviamo verso la pista per fare i famigerati "quattro salti".
Ed è solo a questo punto che, guardandoci attorno, ci rendiamo conto di un fenomeno insolito. Una silenziosa invasione di gente che guarda i muri, il soffitto, i ragazzi dietro la consolle, le bariste, la cassiera e tutto il resto, con aria estatica e immobile. Solo qualche labile commento si riesce a percepire, di tanto in tanto, in mezzo al ritmo forsennato dell'house:
"Forte 'sta musica!"
"Bello il locale!"
"Stravalide le proiezioni!"
"Vado a fumarmi una siga."
"Buono il cocktail!"
"Mi scappa la pipì."
"Visto che grafica gli inviti?"
"Troooooooppo avanti 'sto soffitto!!!!"
"Veramente 'arte' il party..."
"Che poi gli oraganizzatori sono proprio creativi, nèèèèèè!"
Quando i dj si danno il cambio, gli "estatici", tutti rigorosamente fermi in mezzo alla pista, fanno perfino scattare un applauso stile "sono a teatro, ché sono troppo intellettuale".
Io, il mio boy e mia sorella guardiamo gli "estatici" con aria interrogativa. Poi ci guardiamo in faccia. "Balliamo?" "Proviamo, magari così iniziano anche gli altri...". E così, iniziamo a dimenarci in mezzo agli "estatici". Passano 5 minuti. Intorno, l'immobilità più assoluta. Passano dieci minuti. Una "estatica" striscia silenziosamente verso il bagno. Passano venti minuti. Quattro tizie vestite "da gara" muovono qualche timido passo, e poi, scoraggiaiate, si fermano. Dopo mezz'ora, è ancora tutto fermo. Io, il boy e la sorella continuiamo a dimenarci in mezzo alla pista. Due tizi mi fissano con aria da ebeti. Forse, tutti presi dall'arte, non hanno mai visto una ragazza. Boh?
Così abbiamo salutato l'amico veejay e, scesi dalla terrazza della fabbrica sotto la freddina luna torinese con anche le zanzare, ci siamo rifugiati nel primo pub che abbiamo trovato. E la risata è stata unanime e liberatoria. Alla faccia degli "estatici artisti"!
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Continuo a contarvi, eheh!!!
7/7/2005 I criceti Frankestein non muoiono mai!Vorrei veramente scrivere qualcosa che non riguardasse direttamente le mie (dis)avventure socio-familio-giornalistiche. Ma succede che, in questi giorni, me ne capitano una dopo l'altra... e prima divento nevrotica che mi ci vorrebbe un Valium, e dopo, ripensandoci, rido come una deficiente che mi ci vorrebbe un Valium lo stesso.
Ad esempio, in casa ho ben due PC. Uno è il portatile strafigo (che, per inciso, non è neanche mio), e l'altro è il mio cassone, che di portatile non ha nemmeno il mouse. Il mio adorato cassone, quando sente che mi avvicino a passi felpati, comincia a urlare dalle profondità della CPU: "Non mi toccareeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!!!!!". Perchè sul cassone, che invece di un processore ha i "criceti Frankestein", io ci faccio gli esperimenti. Nel migliore dei casi ci installo qualche programmino perfettamente inutile nonchè dannoso, nel peggiore decido di fare esercizi di formattazione d'emergenza. Ora, ad esempio, voglio aprire la "gabbietta" dei criceti Frankestein per vedere come è fatta dentro...
Non so perchè, ma passano gli anni e, nonstante le sevizie a cui lo sottopongo periodicamente, il cassone coi criceti Frankestein continua a sopravvivere e a "camminare" - piano, eh? - apparentemente senza alcun problema. Al contrario, il portatile figo, a cui non oso avvicinarmi se non con i guantini di peluche, ogni tanto, senza alcun motivo, si "fonde"! E sempre nel momento meno opportuno.
Oggi il portatile figo è morto definitivamente per l'ennesima volta. E dentro c'era l'unico preziosissimo esemplare della tesina della maturità di mio fratello. AAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHH!!!!
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Non voglio lasciare nessuno con l'angoscia, specialmente se deve dare la maturità in questi giorni... Alla fine la tesina è stata salvata - non so come - da un provvidenziale tecnico! E, mentre il portatile figo langue moribondo nella sua borsa, ricordatevi di fare sempre due copie dei preziosi file della vostra tesi, onde evitare di far venire un collasso alla vostra sorellona che vi ha aiutato per mesi a redarre le ineffabili paginette! 7/4/2005 Allo stato brado!Devo stare tranquilla e non devo ringhiare. L'unico motivo che mi ha costretta a non prolungare per qualche giorno il mio week-end al mare è che avevo l'ultimo - finalmente! - appuntamento altamente terapeutico dal dentista. Ma ora, grazie al cielo, ho finito!
Domani mattina rimonto il trolley e riparto per un paio di giorni: non vacanza, lavoro. O qualcosa del genere. Mi aspetta la serata inaugurale del Festival di Danza di Acqui Terme. In realtà conosco già a memoria lo spettacolo che daranno, ma in più ci sarà Roberto Bolle... sì, proprio lui, quello della Scala. Tanto sarà inavvicinabile, senza contare che dovrò mettere da parte l'atteggiamento da groupie e assumere un'apparenza che sembri almeno lontanamente "professionale".
Ora, per l'appunto, dovrei decidere cosa mettere in valigia. Sembra una cavolata, ma visto che in questi giorni stavo giusto riponendo il guardaroba "da lavoro" nel suo sgabuzzino estivo, questo significa che dovrò smontare mezza casa alla ricerca di un pantalone elegante ma discreto... no panic, se respiro un attimo, forse ce la posso fare!
E qui si rende necessaria una precisazione. Io non faccio parte di quella fetta di popolazione che, all'arrivo delle vacanze o del week-end, si mette - come si suol dire - "in tiro". No. Al contrario, dopo una settimana o un infinto anno di costante attenzione a ogni minimo dettaglio del look (cosa necessaria, specialmente quando ci si deve aggirare tra colleghi schizzinosi e ipercritici), un paio di giorni circa di vacanza sono sufficienti a ridurmi "allo stato brado".
Ora sono proprio in questa fase di transizione. Al fondo del mio letto si stanno accumulando quintali di camicette sgualcite, che non ho intenzione di riavvicinare prima di settembre. E quando apro il cassetto delle maglie, poi non riesco a richiuderlo a causa di una massa indefinita di top "paillettati" e t-shirt a frange che strabordano da ogni lato. Lo stesso per le scarpe: le uniche ancora appaiate sono le infradito di gomma. Decolletè dall'aspetto garbato e sandali da "mi vesto con classe" sono disposti in ordine sparso in vari punti della casa. Le destre sono rigorosamente lontane dalle sinistre, possibilmente in stanze diverse.
Ed è meglio non procedere con queste descrizioni raccapriccianti. Questi piccoli particolari sono più che sufficienti per capire come mai sia per me così arduo trovare qualcosa di decente per domani. E che si eviti di sghignazzare! Lo so che ho scritto una pagina delirante. Ma, d'altra parte, dopo un intero e stressante anno di pagine necessariamente "sensate", cosa posso pretendere? Sicuramente non di mettermi a disquisire sui massimi sistemi! 7/1/2005 La melanzana "esplosa" e il vuoto cosmicoQuesta è accaduta un po' di tempo fa, ma assolutamente non posso non raccontarla. E poi è uno degli episodi che ormai sono entrati nella leggenda della vita quotidiana della mia family. Protagonanista è la mia mamma, che è un'ottima cuoca, ma che, quando è in fase creativa acuta, può diventare una calamità naturale, se non la si sorveglia adeguatamente.
Quella sera decise che era d'uopo che noi si gustasse la sua ultima specialità culinaria: la leggendaria melanzana al forno. Prese una melanzana - intera - e la mise nel forno. Quindi si mise a discorrere amenamente con la sottoscritta, che nel frattempo stava sorbendo il quarto caffè della giornata.
A un certo punto, un rumore sordo e alquanto sospetto proveniente dalla cucina." Ma che succede alla melanzana?", disse lei allarmata. Con cautela ci avvicinammo e aprimmo lo sportello. Dentro, il vuoto cosmico. La melanzana era scomparsa! Anzi, non era scomparsa. Era esplosa, e ora pezzi di buccia e di immonda polpa verdognola e molliccia penzolavano dalle pareti del forno!
Non voglio assolutamente sapere quanto tempo abbia poi impiegato mia mamma a ripulire il tutto. Beh, almeno quella volta... non era colpa mia!
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P.S. A proposito, quando volete cucinare una melanzana al forno, prima tagliate accuratamente le due estremità, onde non farla scoppiare, provocando nel vostro elettrodomestico un vuoto cosmico!!! 6/28/2005 Fuochi sotto la Mole - come è andata a finire???E, giustamente, qualcuno mi ha chiesto come è andata a finire la fantomatica festa di San Giovanni... e io non posso proprio cominciare una storia e poi non finirla!
Bene, tutto è andato esattamente secondo le mie previsioni: la notizia sulla Stampa è uscita puntualmente e con la foto dell'anno scorso, il centro era invaso dai dehors e faceva una caldo tremendo. E i fuochi li ho visti dalla macchina, stile drive-in, perchè non c'era un parcheggio a pagarlo oro. Alla fine ho trovato un microposticino, a venti minuti a piedi dal centro. E avevo i tacchi "10".
Quando sono riuscita ad arrivare in Piazza Vittorio, facendomi largo a gomitate tra la folla - che a San Giovanni il centro di Torino si popola delle persone più improbabili, mi chiedo dove si nascondano costoro per tutto il resto dell'anno! - lo spettacolo era finito, così sono andata a ballare ai Murazzi, lungo il Po. Lì ho avuto la disavventura di bere un orribile daiquiri che sapeva di fragola marcia (mi stavo giusto domandando se fosse opportuno avvisare tutta la Rete in modo più "palese" sul fatto che in quel locale fanno un orribile daiquiri che sa di fragola marcia).
E poi, con infinita temerarietà e soprattutto con gli stramaledetti tacchi, sono tornata a prendere la macchina. Alle quattro del mattino ero finalmente in bagno a piagnucolare incerottandomi le vesciche dei piedi. Due giorni dopo, cioè domenica, ho fatto il saggio di danza, sopportando stoicamente le suddette vesciche... Ma questa è un'altra storia...
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... e voilà il counter! E ora vedremo quanta gente passa di qua!
6/24/2005 Fuochi sotto la MoleE vai, che è arrivato di nuovo San Giovanni, la festa della mia adorata città, Torino. Quando sta per arrivare San Giovanni non è possibile non accorgersene: bloccano il traffico del centro, tirano fuori i dehors e compare un trafiletto con relativa foto dell'anno precedente sulla Stampa... ah, e c'è un'afa che si sciopa! (Tanto per fare un esempio, ora sono qui al PC e invece vorrei essere... che so, alle terme!).
La festa di San Giovanni è sempre la stessa, almeno da quello che posso ricordare. C'è la sfilata in costume e ci sono i fuochi d'artificio, ma non c'è un parcheggio nell'arco di chilometri. Una volta, quando ero piccola, mi hanno pinzata per la parata: mi hanno infilata in un pesantissimo vestitino da fioraia giallo e blu - con gonna lunga e maniche lunghissime! - e poi... pedalare per tutto il centro! Un caldo che non vi dico. Prima di convincermi a rifare una roba del genere devono passare sul mio cadavere!
Ora, invece, sto decidendo cosa mettermi per andare a vedere lo spettacolo pirotecnico. Credo che metterò i tacchi, come al solito, così sarò sempre in punta di piedi e riuscirò a vedere meglio. In compenso, alla fine della festa, mi ritroverò ad arrancare per chilometri in mezzo al porfido infido, per andare a raccattare la macchina lasciata chissà dove.
Trovate il tutto molto pittoresco? Forse lo è. Ma questo è San Giovanni, e, per chi vive qui, è una ricorrenza che ha una sua poesia... anche per me! 6/23/2005 Ciau nè!Ok, lo ammetto. Ho aperto questo blog da almeno 3 settimane. Sono tornata sulla pagina quasi tutti i giorni. Idee su cosa scrivere: zero. Avete presente la sensazione di panico che arriva puntuale quando hai davanti un foglio di Word bianco che più bianco non si può? Bene, esattamente così.
E dire che non sono esattamente una di quelle che non trovano mai le parole giuste al momento giusto. Anzi, proprio l'altro giorno il mio nuovo dentista mi ha detto - sghignazzando, l'infame! - che, al giorno d'oggi, uno dei mestieri più invidiabili, a suo parere, è l'opinionista. Intanto mi ravanava in bocca cercando di devitalizzare un dente ribelle. Sì, finalmente qualcuno che è riuscito a zittirmi per un paio d'ore!
Ad ogni modo, ora sono qui e finalmente riesco a inondare il MIO blog di parole parole parole... Se qualcuno avrà la santa pazienza di aggredire l'inverosimile mole di "aria fritta" che riverserò su queste pagine di qui a poco... beh, giuro sul mio gatto che nutrirò per quella persona infinita ammirazione! Spero almeno che qualcuno trovi interessanti o divertenti le mie disavventure da chick-lit.
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P.S. E' inutile che stia a presentarmi qui, tanto lì in alto a sinistra c'è la mia scheda. Oddio, ora è un po' in work-in-progress, come il Duomo... i restauri e le revisioni non finiscono mai! Comunque, un "click" là sopra e potrete vedere la mia simpatica facciotta! |
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